Izmir, Tuchia: cosa vedere, perché andare: l'altra faccia della Turchia

In compagnia del mio nuovo amico Juan ho lasciato Pamukkale e le sue meraviglie per una nuova destinazione: Izmir. Dopo quattro ore di viaggio siamo arrivati all’otogar della città (la stazione dei bus, una delle poche parole turche che mi sono rimaste impresse per via dei miei numerosi viaggi in pullman per la Turchia). L’ostello che avevo prenotato si trovava, ovviamente, ben lontano dalla stazione ma per fortuna ero ben organizzata, mi ero scaricata la mappa offline della zona di Izmir e dintorni così da non potermi perdere anche non avendo internet.

Dopo esserci goduti il traffico cittadino delle 7 di sera siamo arrivati, insieme ai nostri zainoni, nella zona di nostro interesse, sapevamo di essere a pochi passi dall’ostello e abbiamo quindi iniziato la ricerca. Il quartiere era popolare e la strada stretta e costeggiata da moltissime bancarelle stracolme di frutta a prezzi bassissimi, pesche, uva, albicocche e fichi, da 50 kuruş (meno di 10 centesimi di euro) a 3 lire (poco più di 50 centesimi) al massimo.

Kuruş era il nome della vecchia moneta turca utilizzata durante l’Impero Ottomano; verso la metà del 1800 fu introdotta la lira, ma il kuruş è rimasto in circolazione con valore centesimale rispetto alla nuova valuta. Con la rivalutazione della lira nel 2005 è diventato ufficialmente il centesimo di lira. Ho voluto sottolineare questo piccolo particolare perché è stato assai divertente ritrovarmi a pagare mezzo chilo di fichi e non riuscire a capire che cosa il venditore volesse in cambio, non mi era mai capitato di pagare qualcosa così poco!

0 DSCF4787Photo credits: Carolina Canalle

Arrivati al Lotus Garden, l’ostello che avevo prenotato, l’atmosfera era colma di serenità e quiete; per entrare nella zona comune era necessario lasciare le scarpe all’ingresso che, grande meno di un metro per due, ospitava le decine di paia di scarpe di tutti gli ospiti. Scalzi e soddisfatti di essere arrivati sani e salvi scopriamo però che l’ostello non ha a disposizione un letto in più per il mio amico Juan. Che fare ora? Un altro ostello sarebbe stato molto difficile da incontrare in una città come Izmir, che nonostante le aspettative ci era sembrata ben poco turistica. Per fortuna abbiamo subito scoperto che l’atmosfera mite e pacifica dell’ostello influenzava anche le sue tre proprietarie, le quali in pochi minuti hanno offerto a Juan una simpatica soluzione: “piantare” una tenda sul cemento del giardino! Fu così che Juan si trovò ad accettare quel posto sgangherato, deliziato però, in sottofondo, dalla dolce melodia del Tanbur di Ali, un ragazzo iraniano, anche lui ospite dell’ostello, che mai abbandona il suo liuto a manico lungo tipico del suo paese di origine.

Dopo la doccia, mentre Juan si occupava della sua tenda, io ho conosciuto nella mia fantastica camera due signori uruguaiani sulla sessantina o poco più, che mi hanno raccontato la loro storia: dopo la pensione, il divorzio, i figli ormai grandi, hanno deciso di partire e dare “la vuelta al mundo”: erano in viaggio da un anno e avevano già girato l’Asia in lungo e in largo, Cina, Indonesia, India, Thailandia, Malesia, Russia… era uno spettacolo per me ascoltarli e vedere con i miei occhi quanto sia vero il detto: non è MAI troppo tardi!

Terminate le chiacchiere per me e la questione tenda per Juan, siamo usciti alla ricerca di un posto in cui mangiare. È stata dura. Probabilmente eravamo in una parte della città particolare, ma pareva non ci fossero speranze di trovare qualcosa di aperto. Viette di piccole dimensioni intervallate da strade di città, per la via poca gente e quasi nessun turista. In quel momento ho ringraziato di non essere sola, non me la sarei sentita di uscire se non ci fosse stato il mio amico Juan. Trovato un ristorante che ci potesse servire e del buon cibo turco per rifocillarci abbiamo deciso di fare due passi sul lungo mare per poi tornare in ostello.

0 DSCF4787Photo credits: Deborah Morcelli

Il giorno seguente, rincontrandoci per la colazione, abbiamo deciso di abbandonare l’idea di rimanere a Izmir, le ricerche fatte su internet sulla città non ci avevano convinto poi molto, erano giorni molto caldi, era necessario trovare qualcosa che potesse stupirci e poi essendo sulla costa andare alla ricerca di una spiaggia in cui poter fare un bagno rinfrescante. Riuscimmo così, con i consigli di una dolcissima signora cilena, anche lei in viaggio sola da tempo, ad organizzare la nostra giornata: Ephesus e mare.

Izmir: una tappa verso Ephesus

Il treno che ci avrebbe portato a Selkuc, cittadina a 15 minuti di taxi da Ephesus, per la modestissima cifra di 12 lire turche andata e ritorno, partiva dalla stazione di Basmane, a pochi passi dall’ostello, alle 11.22, ma la nostra sveglia era suonata molto prima. Avevamo la possibilità di fare un giretto per vedere un poco anche di giorno quello che ci poteva dare questa città. Nelle vie più grandi ci sono i negozi con le tipiche bancarelle, anche chiamati bazar, mentre nelle vie più nascoste abbiamo potuto osservare quella parte della Turchia più popolare e indigente.

0 DSCF4774Photo credits: Carolina Canalle

Le case erano basse e annose, con poco intonaco rimasto anche, e probabilmente, per effetto dell’aria ricca di salsedine tipica delle città costiere; la gente era dedita al lavoro nei laboratori di jeans e tessuti, nelle carrozzerie. Nei piccoli negozi molti dei lavoratori erano giovanissimi, per non dire bambini, di dieci anni o poco più. Il cuore fa male, ma anche questo fa parte del viaggio, non tutto è idillio. Il viaggio, a differenza della classica vacanza organizzata, ti pone di fronte anche alle contraddizioni dei luoghi che stai visitando, hai a che fare con la vita vera delle persone che nella quotidianità affrontano la loro realtà, e quel giorno a Izmir, più che in ogni altra regione o città da me visitata, è stato così.

0 IMG 20180804 110448Photo credits: Deborah Morcelli

Izmir, Turchia: cosa vedere. Perché andare

Posso dirvi che ciò che ho visto di Izmir mi ha dato modo di ragionare molto su quale sia un altro tipo di realtà che si nasconde in un paese da me così immensamente amato qual è la Turchia, nonostante ciò che ho visto sia ben poco rispetto a quello che la città di origini antiche, greche e romane, possa offrire in termini di musei (che sono moltissimi) e altre bellezze architettoniche, come ad esempio la famosa Torre dell’orologio che affaccia sul mare in Piazza Konak. Di conseguenza, data la mia personale esperienza, non posso che consigliarvi di visitarla con la consapevolezza che, se come me vi ritrovate in questa città senza tante informazioni anticipate, potrete trovarvi di fronte a ciò che il viaggio ha da offrire. Non sempre, purtroppo e come già detto, esso è qualcosa di magico e utopico, come l’offerta data da posti maggiormente turistici, se però come me siete backpacker e desiderate avere un confronto con qualcosa di più autentico e non costruito, questa città può darvi molto in termini di consapevolezza.

Dopo aver constatato con i nostri occhi quanto la Turchia racchiuda in sé tanta bellezza ed al contempo tanta indigenza, lasciamo Izmir per raggiungere Ephesus che con la sua storia ed il suo fascino è riuscita ad incantarci nuovamente!

 

Autore
Deborah Morcelli
Author: Deborah MorcelliEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Blogger
Ciao! Mi chiamo Deborah, sono una ragazza di Milano attualmente residente a Londra con una grande passone: I VIAGGI AVVENTURA DA BACKPACKER! Questa passione è nata con l’Interrail girando in Europa a 19 anni e da quel momento il mio desiderio e la mia curiosità non si sono fermati. In questa estate 2018 ho iniziato a viaggiare sola, prima nel nord della Spagna e poi in Turchia. La mia idea di viaggio ideale è caratterizzata da una continua fame di scoperta, non mi posso fermare mai! Ho la certezza che gli imprevisti di viaggio ti permettono di conoscere davvero te stesso, sono ciò che non dimenticherai: apprezzali!!! Il mio motto? Enjoy your life everywhere!